Le multi- identità di Cindy Sherman

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Incredibile vocazione quella dei selfie (o come anticamente si amavano definire autoscatti) di ragazze e ragazzi nel web! E soprattutto risulta essere una pratica da secoli utilizzata, se pensiamo ai molteplici autoritratti, fotografie, illustrazioni fatte da artisti e fotografi. In effetti anticamente questa risultava essere una pratica ed un’esigenza dell’artista che a mio avviso aveva così la capacità di osservare se stesso insieme alle molteplici sue identità. Oggi lo fanno praticamente tutti, tutti vogliono diventare importanti, tutti vogliono sfondare, tutti vogliono sbandierare la propria personalità, e spesso mi ritrovo di fronte a frasi dove si dimostra l’esigenza della profondità dell’essere capiti, dell’essere considerati nella loro e nostra umanità. Questa situazione attuale mi ricorda tanto una frase di Andy Wharhol – ” In futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti”-… ed ecco a voi il mondo di oggi -“una ripetizione di immagini in serie”- , dove tutti si emulano, si idolatrano e si rendono particolari ed interessanti al mondo. La mia non vuole essere una predica, né un dire “io non l’ho mai fatto”, ma anzi uno spunto di riflessione importante su una fotografa che più di altre mi ha influenzato spesso nei miei lavori e mi ha sempre particolarmente affascinata sia come persona sia come artista: Cindy Sherman. Lei che si è sempre voluta definire più un’artista performativa che una fotografa, ha utilizzato il mezzo fotografico inconsapevolmente in maniera precisa nell’utilizzo delle inquadrature, composizione, formato, uso espressivo delle forme e dei colori. Utilizza questo mezzo con occhio maschile, con una vista diretta al mondo circostante, e nel suo primo lavoro Untitled Film Stills, pone in primo piano i cliché dei film degli anni Cinquanta: posture, trucco, vestiti, codici linguistici tutto in bianco e nero! Successivamente con Rear Screen Projections, lei come sempre appare inconsapevole dell’occhio vigile della macchina fotografica ma con l’introduzione dei toni del colore stacca la sua figura dal fondo. Incredibile appare nell’altra serie di foto dal titolo Centerfolds or Horizontal dove si prende gioco delle foto da porno-riviste e al contempo gioca una sorta di battaglia contro l’umiliazione inferta a molte donne da parte dei fotografi di certe foto in posture e inquadrature orizzontali e sguardi persi nel vuoto o stravolti dalla condizione che vivono. Una risposta evidente a questa fragilità è il gruppo di foto dal titolo Pink Robes, dove lei stessa pone un’inquadratura verticale e uno sguardo diretto verso l’obiettivo duro ed incisivo. Di seguito Fairy Tales, commissionata dalla rivista Vanity Fair, Disasters, Sex Pictures e qui approda ad un tratto surrealista mai toccato prima con un paesaggio onirico in primo piano e la figura da protagonista in secondo piano. Sua è anche la raccolta intitolata History Portraits, dove ricalca in serie i ritratti classici, documentandone la serialità delle immagini anche in tempi passati. Ma quante inconsce personalità aveva la Sherman? Quanti travestimenti ha subito? Tra imitazioni, travestimenti, pose ha ricalcato la società del suo tempo e anche la non realtà, il sogno, l’onirico con chiaro riferimento alla realtà. Ha impersonato dei prototipi di donne, dei manichini, dei sentimenti e dei non-sentimenti. 

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Lei che al SUNY, viene respinta proprio per l’esame di fotografia, lei a cui non è mai piaciuto l’intellettualismo e l’essere inquadrata in un ambito, cosa faceva con quella macchina fotografica se non creare, copiare o distruggere le multi-personalità del mondo? Consiglio quindi a tutti i ragazzi dei social di utilizzare certi mezzi non già per rendersi più belle o belli, non per fare vedere il bagno o la loro cucina, ma di utilizzarlo per “dire qualcosa” perché la chiave dell’autoscatto, come dell’autoritratto, è che chi l’ha fatto lo ha pensato… e ha pensato o di rendere presente nel tempo i tratti del viso e la propria personalità o, come la Sherman, come mezzo di espressione e di pensiero! Consiglio alla fine di questo articolo un po’ perentorio di andare a vedere per chi non la conoscesse nel web o nei libri qualche bella foto della Sherman. Questi si che hanno significato!

Pam xxx

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