Come l’ispirazione e il ritmo mobilitano l’anima nella creazione

Dopo l’ultimo articolo mi è rimasta impressa come un’ossessione quanta verità esista nell’equazione PITTURA:MUSICA= MUSICA: PITTURA. In realtà storicamente queste due arti hanno una storia molto diversa. Nel medioevo la pittura non veniva neanche menzionata tra le arti, e non rientrava né tra le arti liberali né tra quelle meccaniche, invece la musica era un arte a tutti gli effetti e veniva affiancata alla grammatica, all’aritmetica, alla geometria, alla logica e all’astronomia. Fu solo con l’entrata del XV secolo fino al XVII secolo che troviamo le due arti affiancate insieme a danza, poesia e scultura. E’ poi con Batteaux che si raggruppano sotto il nome di Belle Arti, cioè arti che creavano bellezza e piacere a livello emozionale ed estetico. Ma la migliore ispirazione tra musica e pittura si è raggiunta in pieno romanticismo, quando i pittori dell’epoca mettevano a primo posto la libertà, la sincerità, la giustizia a tutti i costi e trovavano la massima concretizzazione di questa libertà nella musica. Esempio che si erge tra tutti, a mio avviso, è William Turner anticipatore per molti dell’impressionismo e conduttore primo di questa libertà fuori dagli schemi pittorici alla stessa stregua della musica.

William+Turner+-+Chichester+Canal+
W.Turner, Il canale di Chichester, Olio su tela, cm 65,5×134,5, Londra, Tate Galler

Ma succede anche il contrario ovvero l’analogia tra musica e pittura si fa viva nelle opere del compositore Debussy, dove sembra quasi “ascoltare” l’arte pittorica impressionista, dove timbro e cromie si accavallano vorticosamente!  L’analogia tra musica e pittura divenne un vero e proprio argomento di discussione durante il Novecento, quando artisti come Kandinskij e Klee, e musicisti come Skrjabin e Schonberg ne trattarono ampiamente la tematica. Come? Il colore era per Kandinsky “un mezzo per influenzare direttamente l’anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima”, in questa citazione è praticamente impossibile non notare l’affinità tra musica e pittura che sottolineava l’artista. A partire dal 1909 stabilì volontariamente un’analogia con la musica, considerata in tal senso l’arte astratta per eccellenza, lavorando a tre gruppi di opere, intitolate Impressioni, Improvvisazioni e Composizioni. Inoltre ad ispirare Kandinsky fu lo stile wagneriano di Lohengrin che lo portò fino alla convinzione che si potesse realizzare un’opera d’arte totale; ad intensificare queste convinzioni fu la grande amicizia con il musicista e compositore Schonberg, con cui affrontò la tematica della dissonanza nella pittura come nella musica. Anche quest’ultimo aderì all’ “Almanacco del Cavaliere Azzurro”, pubblicato dall’editore Piper di Monaco nel 1912, e lo stesso anno scrisse il rapporto con il testo definendo i principi dell’Espressionismo musicale. All’interno dell’Almanacco vi era un altro contributo dato da il suono giallo di Kandinsky e il testo sui Beni Spirituali di Marc. Alla fine ciò che conta  – come affermava Kandinsky – è l’efficace contatto con l’anima.

olio su tela, cm 120 x 141, 5, Monaco, Stadtische Galerie im Lenbachhaus
V. Kandinsky, Improvvisazione 19, olio su tela, cm 120 x 141, 5, Monaco, Stadtische Galerie im Lenbachhaus
V.Kandinsky, Composizione VII, Olio su tela, cm 200×300, Mosca, Galleria Statale Tretjakov
Cavaliere azzurro  Kandinsky
V. Kandinsky, Cavlaiere azzurro, Olio su tela, cm 55x 60, Zurigo, Collezione privata

Skrjabin, compositore e artista russo, poneva in stretta relazione i colori alle note musicali, suonando su una tastiera luminosa con i tasti colorati di differenti tinte, lasciandosi trasportare dai colori e non dalle note. Convinto di questa teoria avrebbe proposto la realizzazione del poema sinfonico Prometeo  accompagnata da fasci di luce colorata prodotta dal Clavier à lumières.

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La tastiera di Scriabin, descritta dall’autore stesso

Invece il pittore Klee mostra in maniera pressante questo rapporto musica e pittura, soprattutto nei titoli dei dipinti, ma ciò non può circoscrivere tale rapporto solo in questa maniera superficiale, semmai ci permette di addentrarci in un territorio più profondo, quello che rimanda alla composizione del quadro in riferimento chiaro alla composizione musicale. Alcuni titoli mostrano semplicemente quel chiaro e privato ardore per la musica vissuta in prima persona come violinista (come in Vecchio violinista – 1939), a tratti ricalca i grafemi musicali, trasformando il quadro nel suo pentagramma personale, trasformandoli in forze figurative, come in Paesaggio alberato ritmico (1920). Klee considera ogni forma come l’interruzione del flusso costante dell’espressione, cioè tramite il gesto o il punto ritmico, ed interrompendo questo flusso creativo si sottolinea la dimensione temporale, come in Ritmico rigoroso e libero (1930). Il  termine polifonia usato durante tutta la carriera di Klee, è spiegato da lui stesso mostrandone le differenze tra la musica che vive il tempo, ma non è in grado di comprendere lo scorrere di questo, e la pittura che mangia il tempo con la produzione. Klee ponendosi in opposizione a tutte le idee avanguardistiche del suo tempo, considera l’esperienza polifonica pittorica superiore a quella musicale, la pittura non soccombe al trascorrere del tempo ed è in grado di abbracciare il movimento, come in Fuga in rosso (1921).

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P. Klee, La macchina per cinguettare, olio ed acquarello su carta con acquarello e inchiostro su cartoncino, cm 41, 3 x 30,5, New York, The museum of Modern Art, 1922

 

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P. Klee, Pastorale – Ritmi, Olio su tela con contorno in gesso su cartone e legno, cm 69,3 x 52,4, New York, Th Museum of Modern Art, 1927

 

 

 

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P. Klee, Fuga in rosso, Olio su tela, 1921

 

Oggi questa tendenza a unire fortemente le due arti sembra scontata, ma è stato grazie alla presenza di certe influenti figure sia nel panorama musicale che in quello pittorico che la tematica ha prodotto forti risultati fino ai nostri giorni. Si arriva in questa maniera a stabilire due importanti punti

1) Questa unione non è forse già stata attestata nelle opere d’arte dei maggiori artisti performativi? Un nome per tutti Marina Abramovic. O nelle videoinstallazioni, esperimenti di visual e videomapping di artisti contemporanei? E’ infatti in queste realtà artistiche che la pittura e la musica si sono abbracciate naturalmente creando atmosfere, spazi irreali e nuove realtà immaginative.

 

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Marina Abramovic, in una performance artistica

 

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R. Cahen, Paesaggi, Video installazione

 

2) Nelle Accademie di belle arti ci si è serviti  largamente delle due arti. Pittura e Musica sono state rese l’una la conseguenza dell’altra per aumentare il senso di ispirazione, di creatività e di allontanamento dal rigore. Oggi l’ascolto della musica avviene di pari passo allo sviluppo pratico delle opere artistiche, ci si allena alla percezione dei colori e dei suoni ma anche al sapere la corrispondenza tra il suono e il colore. Certi medium come la televisione, i pc, e nuovi programmi permettono in maniera più aperta di guardare/ ascoltare il mondo con nuovi occhi e nuove orecchie. Questo utilizzo continuo delle due arti è divenuto indispensabile anche nella formazione scolastica sin dalla prima infanzia, con programmi serrati di ascolto della musica contemporanea e non, e l’utilizzo parallelo dei diversi mezzi espressivi del colore.

Fare conoscere le opere di Klee, Kandinsky, Mirò e tanti altri e la musica in genere, che è vita, sviluppa una creatività senza eguali, migliora la conduzione della propria esistenza e permette di conoscere meglio se stessi!

Pam xxx

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