Gli “Automata”!

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Ho sempre recepito fortemente il fascino degli ingranaggi, delle lancette dell’orologio che si muovevano da sole, scandendo il tempo, e come nipote di orologiaio sono sempre stata attirata dagli orologi a pendolo, a cucù, dal fascino delle loro dorature e dei rilievi baroccheggianti, dagli stilemi liberty realizzati da artigiani e dal suono emesso in sincronia al movimento. Questo mi ha dato sempre l’idea che dietro la realizzazione di questo meccanismo, così complesso, ci fosse qualcosa di magico, qualcosa che pochi intuivano, che pochi capivano. La magia e la scienza, l’alchimia e la chimica, l’arte e la tecnica sono come facce di una stessa moneta che si sovapprongono e si uniscono al desiderio dell’uomo di creare qualcosa o di creare qualcuno al di fuori di lui, ma molto simile a lui.

Il termine automa deriva dal greco αὐτόματος, cioè in grado di agire di propria volontà. Da sempre l’uomo, affascinato dalla scienza e dal progredire della civiltà allo stesso modo che al senso di involuzione globale, ha ricercato un altro sè capace di muoversi autonomamente. Un robot, composto non da elementi elettronici, ma meccanici in grado di farlo funzionare. Nel mondo ellenistico un nome fra tutti risulta essere quello di  Erone di Alessandria, ingegnere e matematico, ed inventore di diversi meccanismi come per esempio l’eolipila, una sorta di antenato della macchina a vapore. I suoi scritti furono ripresi e tradotti nel cinquecento con il titolo di Automata. 

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Eolipila

E’ del III secolo a. C. il racconto cinese inserito nel Libro del Vuoto Perfetto, dove si racconta l’incontro tra il re Mu del regno di Zhou e dell’ingegnere  e creatore di automi Yan Shi.

 “Il re rimase stupito alla vista della figura. Camminava rapidamente, muovendo su e giù la testa, e chiunque avrebbe potuto scambiarlo per un essere umano vivo. L’artefice ne toccò il mento e iniziò a cantare perfettamente intonato. Toccò la sua mano e mimò delle posizioni tenendo perfettamente il tempo… Verso la fine della dimostrazione, l’automa ammiccò e fece delle avance ad alcune signore lì presenti, il che fece infuriare il re che avrebbe voluto Yen Shih [Yan Shi] giustiziato sul posto ed egli, per la paura mortale, istantaneamente ridusse in pezzi l’automa al fine di spiegarne il suo funzionamento. E, in effetti, dimostrò che l’automa era fatto con del cuoio, del legno, della colla e della lacca, bianco, nero, rosso e blu. Esaminandolo più da vicino il re vide che erano presenti tutti gli organi interni: un fegato completo, una cistifellea, un cuore, dei polmoni, una milza, dei reni, lo stomaco ed un intestino. Inoltre vide che era fatto anche di muscoli, ossa, braccia con le relative giunture, pelle, denti, capelli, ma tutto artificiale… Poi il re fece la prova di togliergli il cuore e osservò che la bocca non era più in grado di proferir parola. Gli tolse il fegato e gli occhi non furono più in grado di vedere; gli tolse infine i reni e le gambe non furono più in grado di muoversi. Il re ne fu deliziato”

E che dire del califfo al Ma’mun, regnante della Umma islamica tra l’813 e l’833, che era in possesso di un albero con tutte le caratteristiche di una macchina automatica con uccelli sui rami che cantavano e si muovevano. Non è certo una novità che nel mondo arabo si sia raggiunta, anche in tempi antichi, livelli di conoscenza altissimi e che questo abbia, in questo campo naturalmente, permesso la realizzazione nell’XI secolo di un vero e proprio trattato di ingegneria dal titolo Libro dei segreti risultanti dai pensieri.

Ma ancora qui non era presente quel desiderio forte di costruire per l’appunto un altro sé, ovvero un automa dalle forme umanoidi in grado di svolgere attività che possano aiutare l’uomo a vivere meglio. Questo infatti venne raggiunta con la figura dell’alchimista Giabir ibn Hayyan, costruttore ed ideatore di una banda di musicisti in movimento “i quali potevano eseguire più di cinquanta movimenti facciali e del corpo durante ogni selezione musicale; o ancora di un automa con sembianze femminili con un bacile riempito d’acqua, per lo scarico dell’acqua; o la  “fontana del pavone” , un altro dispositivo più sofisticato per il lavaggio delle mani fornito di automi umanoidi che offrivano asciugamani e saponi.

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Ritratto di Geber

Interessanti i tre automi della cattedrale di Strasburgo che si attivavano con la parte inferiore dell’organo e si muovevano.La struttura dell’orologio è composta dalla cassa alta 18 metri che poggia su un basamento alto più di 4 metri e largo 7,30 metri dal quale s’innalzano anche una scala a chiocciola per accedere alla parte superiore e al quadrante esterno e da una torre entro la quale scorrono i cinque pesi che forniscono la forza motrice dei meccanismi contenuti nella cassa; la ricarica avviene ogni settimana, cioè quanto impiegano i pesi a compiere la discesa. Il tutto è ornato da pitture e sculture in legno, nonché ovviamente dagli automi.

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Cattedrale di Strasburgo
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Particolare di un automa della Cattedrale di Strasburgo

E’ nel Rinascimento che ritorna questo amore per il meccanismo e per gli automi. Fino ad ora abbiamo visto il fascino di queste costruzioni da un punto di vista ingegneristico e l’interessamento a creare dei nuovi meccanismi per conferire all’uomo un aiuto, ma è proprio nel Rinascimento che  si sente forte l’esigenza di una commistione tra la meccanica e l’arte, con Leonardo Da Vinci. Chi non conosce l’enorme rapporto esistente tra Leonardo, l’arte e la scienza? Nel 1495 Leonardo realizzò un automa molto complesso esplicitato nel suo Codice atlantico; questi era un cavaliere in armatura che poteva alzarsi muovere la testa e le braccia.

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Leonardo Da Vinci, Automa del cavaliere

Ma è chiaro che nel Settecento con l’epoca dell’illuminismo e le teorie scientifiche  la realizzazione di questi automi diviene sempre più complessa. Terreno fertile risulta geograficamente la Francia. Ed è con Il suonatore di flauto che troviamo il primo vero e proprio automa nel mondo. Jacques de Vaucanson, nel 1737, costruì questo meraviglioso marchingegno in grado di muoversi e di suonare. Un’ altra sua opera è l’anatra che digeriva che fece il giro delle corti di Francia! Egli, che sin da bambino aveva avuto la passione per gli ingranaggi e per i meccanismi, egli, che riparava oggetti  ed orologi al vicinato, ed ebbe modo di trasferirsi a Parigi per studiare anche la musica, la scienza e la fisica, fu il creatore per eccellenza di ciò che da secoli  si era cercato di produrre, ovvero un individuo uguale all’uomo in grado di muoversi, di suonare, di cantare perfettamente.  Ma nel suonatore di flauto traverso l’automa soffiava addirittura all’interno del flauto, muoveva le dita in legno e suonava dodici canzoni. Tramite la meccanica della respirazione, l’arte e la scienza si erano unite in un connubio decifrabile! Gli automi divennero quindi sempre più complessi in grado cioè di realizzare più movimenti o più azioni come nel caso del suonatore di flauto e tamburino. Ma la realizzazione dell’anatra, anche la più conosciuta fu anche la più apprezzata, per esempio da Voltaire, per la complessità e la dimostrazione delle capacità che un uomo come De Vaucanson aveva. Purtroppo ironia della sorte tutti i suoi automi sono andati perduti ed oggi ne rimangono solo alcune testimonianze scritte e disegnate.

 

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Vaucanson ,Suonatore di flauto traverso
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Vaucanson, anatra che digerisce

Nel frattempo durante il 1770 tra le corti francesi si diffuse il gioco Il Turco, un gioco a scacchi automatizzato spacciato da W. V. Kempelen come ingegnoso, ma in realtà rivelatosi un imbroglio a tutti gli effetti!

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Kempelen, Il Turco

Tra il 1770 e il 1773 altri due costruttori ed inventori prolifici, Pierre Jaquet-Droz e il figlio Henri-Louis, lasciarono automi interessanti sia dal punto di vista del meccanismo sia dal punto di vista estetico: uno scrivano, un disegnatore ed un musicista. Tutti e tre sono ancora funzionanti e conservati al Musèe d’Art et d’Histoire  di Neuchatel in Svizzera. Conservato ancora intatto invece, al museo scientifico del Franklin Institute di Filadelfia, è l’opera del meccanico svizzero Maillardet. E’ un automa in grado di disegnare quattro figure e scrivere tre poemi! Al Bowes Museum è presente invece l’automa del Cigno d’argento del costruttore belga, Merlin. 

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Pierre Jaquet-Droz e il figlio Henri-Louis, tre automi, Musèe d’Art et d’Histoire di Neuchatel, Svizzera

Nella zona geografica orientale abbiamo una produzione ampia nell’aria giapponese durante il periodo Edo tra il 1603 e il 1867. Questi automi erano noti con il nome di Karakuri ningyo (からくり人形). Sono dei dispositivi meccanici che hanno il gusto della magia nascosta, e la parola “ningyo” si traduce come burattino. Questi sono quindi bambole sottili che fanno movimenti astratti, simbolici ed aggraziati. Ve ne sono di tre tipi, quelli impiegati a teatro, quelle utilizzate come giochi in casa e quelli usati in processioni. Ancora oggi questa tradizione è viva all’interno del giappone,  e se prima risultava essere una realtà singolare, oggi possiamo dire a tutti gli effetti che la tecnologia innovativa orientale ha ripreso certe tradizioni mescolandosi del tutto con la realtà della nuova tecnologia occidentale.

 

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Karakuri ningyo (からくり人形)
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Karakuri ningyo (からくり人形)

 

Il periodo tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 viene definito come “L’età dell’oro degli automi”. E’ infatti durante questo arco di tempo che numerose piccole imprese familiari parigine avviarono la costruzioni di numerosi automi, oggi al centro del collezionismo più spietato. Tra i nomi dei principali costruttori francesi vi sono Vichy, Roullet & Decamps, Lambert, Phalibois, Renou e Bontems. Non mancano testimonianze di questa tipologia dell’arte di fare scienza o di scienza artistica, basti pensare alla cattedrale di Messina, dove possiamo ammirare a mezzogiorno e mezzanotte, la bellissima storia “raccontata” attraverso un meccanismo automizzato costruito dalla ditta Ungerer di Strasburgo nel 1933.

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Automa
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Automa

Oggi questa commistione di intenti scientifici ed artistici trova il suo massimo culmine nella robotica, che ha da un lato lo scopo evolutivo, nel cercare nel campo dell’ingegneria un modo per migliorare la vita, dall’altro pone le basi per lo sviluppo intenso della civiltà. Se mal adoperata può creare una chiusura ai meccanismi del vivere.

Non sono ancora in grado di darmi delle spiegazioni ingegneristiche al movimento degli ingranaggi, ma so per certo che quando sento il suono di un orologio mi sento rapita dalla magia e dal mistero. Mi rendo sempre più conto infatti che il trascorrere del tempo non cambia gli intenti e le volontà dell’uomo nella creazione. Mai!

Pam xxx

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