Lucio Fontana : ” Io buco la tela e da lì entro nell’infinito”

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Le categorie di spazio e tempo sono state oggetto di aperti dibattiti lungo tutti i secoli fino ai nostri giorni, ma soprattutto sono concetti ancorati più o meno profondamente nella nostra insita interiorità. Possono essere per molti inutili ed impensabili, ma per altri divengono principali e notevoli nello sviluppo delle proprie opere. Il ritmo, il tempo e la relazione con la realizzazione delle opere d’arte sono state affrontate da me qualche articolo fa. Ma per il concetto di spazio? Oggi viviamo in un’epoca in cui lo spostamento da un luogo all’altro o il raggiungimento delle persone lontane da noi è possibile, risulta assolutamente semplice, tramite la webcam ed i collegamenti in internet o i voli low cost. Lo spazio, come del resto, il tempo, spesso appare una convenzione obbligata dall’uomo o da chissà chi! Ed oggi l’uomo tramite la sua evoluzione cerca continuamente di valicare queste categorie. Fare tutto e subito ed in breve tempo, senza perdere un attimo. Andare in ogni dove e parlare con chiunque. Lo spazio è quindi relativo. Io posso pensare che la strada da casa mia a quella della mia amica sia interminabile, mentre qualcun altro può pensare che andare in America sia semplicissimo! Ed in effetti l’idea di spazio e tempo è divenuta alla portata dell’uomo. Quanti salti quantici abbiamo fatto dal momento in cui Neil Armstrong ha posto il primo piede sulla luna? Questo ci permette di conoscere sempre più le nostre potenzialità ed in alcuni casi i nostri limiti. Quando penso allo spazio oggi, come essere vivente su questa terra, non ho assolutamente l’idea chiusa e limitata che doveva avere l’uomo comune intorno al 1959, quando si accingeva a vedere le splendide opere di Lucio Fontana, raccolte oggi alla Gallerie Nazionale di arte moderna di Roma e raggruppate con il titolo di “Concetto spaziale- attese”.

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Siamo nel dopoguerra e Fontana, forte degli insegnamenti del padre scultore, e della sua formazione all’Accademia di Brera, nonché di opere precedentemente realizzate, pone un accento sulla tematica della spazialità. Dopo queste opere la visione dello spazio e dell’arte in genere cambierà radicalmente, sconvolgerà l’opinione pubblica, strapperà le radici della tradizione. In queste opere, la tela come superficie sulla quale dipingere non esiste più, ma è invece essa stessa spazio. Lucio Fontana sente forte le influenze ed i cambiamenti storici a lui contemporanei. Infatti lo spazio come categoria, dopo il dopoguerra, risulta completamente cambiato. L’uomo è in grado di andare nello spazio, di tagliare quella barriera che teneva ignoranti le menti. L’uomo così ha la possibilità di esplorare nuovi luoghi, nuove realtà e di approdare lì in maniera stupefacente! Fontana, pur essendo nato alla fine dell’800, in Argentina, e non essendo a quei tempi così giovane, riconosce il valore di queste evoluzioni e ne subisce un’attrazione fortissima, non riesce, in questo senso, a rimanere indifferente. Tramite queste opere redige il movimento spazialista e permette agli altri uomini di arrivare ad una nuova e totale dimensione spaziale. Ma come ci riesce?

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La tela viene bucata, tagliata, lacerata in maniera quasi ossessiva, meticolosa, perfetta (immortalata da Ugo Mulas durante il gesto di tagliare le tele). La tela non è più una superficie piatta, ma diventa un elemento di trasmissione e di passaggio nello spazio. A mio avviso, influisce profondamente in lui l’unione della scultura e della pittura, in cui la tela diviene come una scultura, parte di uno spazio, ha un volume attraversato o rifratto dalla luce, rappresenta una dimensione che ora c’è ed ora non c’è più.

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Il buco apre una porta dimensionale spaziale verso l’infinito. Questo fattore ha una ricaduta sul fruitore, perché queste opere sono sempre distribuite ed appese come fossero delle opere dipinte ai muri, ma osservando più o meno attentamente ci si accorge che esiste qualcosa di diverso da un dipinto. I tagli singoli o multipli, più o meno verticalizzati, creano degli slittamenti della luce.

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La tensione della tela sul telaio, viene smorzata dall’azione di questi tagli, che vengono effettuati ogni volta in modo differente, dando naturalmente effetti assolutamente diversi. In alcuni punti il taglio provoca una rientranza, in altri un’apertura della tela, e la luce, in tutto questo quadro in evoluzione, gioca un ruolo da protagonista, inserendosi o fuoriuscendo da queste fessure e dal loro andamento, formando ora ombre ora luce piena.

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La luce rende viva la tela, che diviene parte dello spazio, la rende attiva, ora attraversandola ora scomparendo, crea un’azione di rilievo. L’arte con Fontana diventa tridimensionale: quel buco apre il retro della tela, l’oltre, il di qua e di là che si integrano in un unico spazio. Fontana supera la tradizione dell’arte con un gesto fisico, supera persino l’action painting, perché non vuole semplicemente mostrare l’azione ma anche il frutto di essa, e con un taglio chirurgico sulla tela impone altri schemi di visibilità. Per accentuare i tagli o le ombreggiature create dalla luce stessa, pone anche delle garze scure in modo tale da ricoprire il retro dei tagli e fornire al visitatore la chiave per accedere alla strada dell’infinito, dell’indeterminato e al contempo dell’enigmaticità.

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Tutto quel senso di profondità dello spazio è racchiuso in ogni tela di questo gruppo. Lucio Fontana è stato un artista molto enigmatico, grande produttore di una molteplicità di opere, che culminano notevolmente con La struttura al neon per IX triennale di Milano (visibile in questo link http://www.youtube.com/watch?v=A8mCDoRYfRAdove), dove l’unità tra buio, luce, ed ambiente divengono un’unità, creando un’atmosfera senza pari.

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Queste lacerazioni della tela per molti critici, simbolo del “lo so fare anche io!”, per altri di intimità interiori o dell’inconscio, di certo sottolineano l’intento di Fontana, cioè quello di comunicare con il diverso, di aprirsi verso luoghi e concetti ignoti, ci permette di vedere che il colore è fonte di apertura e di opposto rispetto all’oscurità, rifugge dal buio che rappresenta il niente della tela medesima. Come un passaggio tra realtà ed irrealtà, io e non-io, buio e luce ed essere- non essere, così le tele di Fontana sono per me.

Pam xxx

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