Marc Chagall : “Mia soltanto è la patria della mia anima […] i loro inquilini volano ora nell’aria in cerca di una casa, vivono nella mia anima.”

«Se un pittore è ebreo e dipinge la vita, come potrebbe rifiutarsi di accogliere elementi ebraici nella sua opera? Ma se è un buon pittore, il quadro si arricchisce. L’elemento ebraico è, ovviamente, presente, ma la sua arte vuole raggiungere una risonanza universale»

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M. Chagall, Il compleanno, 1915

Marc Chagall (il suo vero nome era Mark Zacharovic Sagalov – abbreviato in Sagal)  nacque a Vitebsk il 7 luglio del 1887 e fu un pittore russo naturalizzato francese, ma di origine ebraica chassidica. Tutta la sua vita e la sua attività artistica sarà fortemente influenzata dai ricordi della sua infanzia e dalle sue origini e tradizioni. La sua cultura e la sua famiglia sono assolutamente di cultura e religione ebraica. La sua città natale Vitebsk faceva ancora parte delle Impero Russo, ed il villaggio dove lui ebbe i natali fu attaccato dai cosacchi durante un pogrom (termine con la quale si indicavano in quelle zone le sommosse popolari antisemite), e la sinagoga venne data completamente alle fiamme. Non per nulla ogni volta che l’artista pronunciava la derivazione delle proprie origini non mancava di dimenticare il suo vissuto e soleva dire : “Io sono nato morto”. Credo che questa frase ricca di profondi riferimenti alla sua cultura e alla sua formazione abbia attraversato tutta la carriera artistica e non di Marc Chagall. La grande carica poetica di Chagall ha fatto sempre sì che egli uscisse indenne dai modelli e dalle correnti e che la ragione del cuore rimanesse sempre la più forte, la più innocente ma anche quella maggiormente perseguibile. Il pittore- poeta ha fatto sue le parole di Antoine de Saint – Exupéry – “Il mondo è invisibile agli occhi : si vede bene solo con il cuore”.

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M. Chagall, Gli innamorati, 1914 – 1915

Ma il suo spirito appare anche profondamente legato alla religiosità tanto da fargli concretamente pensare e rappresentare tutte le cose dell’universo, persone, animali natura, come legate in maniera spontanea. La sua arte non è però infantile ma è guardata invece come dagli occhi di un bambino in continua scoperta del mondo esterno che lo circonda. Lui, che cominciò a studiare pittura nel 1906 con il maestro Yehuda Pen e che frequentò, una volta trasferitosi a San Pietroburgo, l’Accademia Russa di Belle arti con il maestro Nicolaj Konstatntinovic Roerich, ebbe modo di conoscere una molteplicità di stili e di correnti, non si fece mai influenzare e sembra quasi creare il suo modo di dipingere da se stesso. Tra il 1908 e il 1910 studiò alla scuola Zvantseva con Léon Bakst. Questo fu un brutto periodo per lui visto che gli ebrei in quel tempo potevano vivere a San Pietroburgo solo con un permesso apposito e per questo motivo venne persino imprigionato. Ogni tanto tornava nella sua terra natale dove nel 1910, conosce Bella Roselfeld, la sua futura moglie. La famiglia del pittore non sembra contenta dell’interesse del ragazzo ed i suoi intenti coloristici vengono tenuti sotto osservazione continua dai parenti preoccupati. Questo atteggiamento risulta comunque comprensibile se si considera che la religione ebraica, a prescindere dalle differenze di confessione, oppone un netto rifiuto all’arte figurativa: l’Antico Testamento riporta molti esempi di idoli scolpiti che hanno arrecato danno tanto da sostituirsi a Dio! Solo grazie al consenso della madre lui ebbe modo di cominciare i suoi studi in tal senso. Ma è nel quadriennio parigino che la sua arte si stacca completamente dal suo ultimo maestro per sbocciare in rivoluzione del colore.  Quando si trasferisce ancora una volta nel suo paese natio sia per il matrimonio di sua sorella sia per l’amata Bella, invece di rimanere per pochi mesi come aveva previsto, rimane lì per almeno otto anni.

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M. Chagall, La passeggiata, 1917- 1918

L’ambiente culturale e di arte russo gli apre le porte, e nel 1916 il gruppo “Fante di quadri” organizza una grande mostra che raccoglie più di quaranta opere di Chagall e nello stesso anno a San Pietroburgo, viene promossa un’esposizione di alcuni dei suoi lavori. Facendo un salto temporale al 1923 Chagall e la sua famiglia riescono ad ottenere il visto per la Francia e il pittore ora ritorna con uno stile più maturo e Chagall fonde di nuovo il tema dell’amore con quello del paesaggio. La figura di Bella diviene il simbolo dell’amore che viene ritratto accanto alla Torre Eiffel e alla facciata del Notre Dame ed intorno a questi ruotano le immagini dei musicisti klezmer, i violinisti che si avvicendano intorno a Bella dando vita ad un’atmosfera di sentimenti e di rimandi alla sfera interiore del pittore. Nel frattempo nasce il movimento surrealista di Andrè Breton, che chiede vivamente la collaborazione del pittore. Chagall si rifiuta non può rinunciare alle libertà espressive necessarie alla sua pittura dell’interiorità  e dello stato d’animo.

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M. Chagall, Sogno di una notte d’estate, 1939

Tra il 1938 e il 1939, Chagall  e la sua famiglia lasciano Parigi per recarsi nella regione della Loira e successivamente con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la diffusione delle leggi antirazziali l’artista è costretto a lasciare la Francia con tutta la famiglia ed a fuggire negli Stati Uniti. Per ironia della sorte il pittore mette piede negli Stati Uniti lo stesso giorno in cui l’esercito nazista invade la Russia. In questo periodo il suo interesse è completamente rivolto alla Russia e alle tragiche notizie che arrivano dall’Europa sulla guerra e sullo sterminio degli ebrei, che diviene  l’emblema delle tele di questo periodo: La Guerra (1943), Al crepuscolo (1943), Il matrimonio (1944), L’occhio verde (1944).

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M.Chagall. L’occhio verde, 1926 – 1944

Sfortunatamente il soggiorno americano si conclude con un avvenimento tragico: nel 1944 Bella, improvvisamente colpita da una malattia, muore nell’arco di pochissimo tempo. Chagall è distrutto, abbandona la pittura, il mondo. Dopo un anno di inattività riprende obbligato in mano il pennello e crea una nuova dimensione del ricordo, una terra interiore dove la sua terra devastata e distrutta e la sua donna, ritrova un suo posto e rimane salvo per sempre. Ed è sulla fine degli anni Quaranta che Chagall recupera una serie di dipinti precedentemente cominciati e li porta a compimento. Tra questi il trittico Resistenza, Resurrezione, Liberazione, che finirà intorno al 1952. Ed è proprio a quest’opera che voglio approdare, mostrandone tutti i profondi significati, oggi più che mai.

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M. Chagall, Resistenza, 1937 – 1948

Il trittico, la cui lettura deve essere considerata come un’entità unitaria, affronta il difficile e travagliato tema della guerra. Il dolore e la distruzione imperversano a Vitebsk, facendone l’icona del mondo ebraico e dell’Europa distrutta dalla guerra e dalla follia, si accaniscono anche sugli abitanti che fuggono e solo un raggio di luce illumina le persone, tra queste una mamma con un bambino, un rabbino e tante figure spesso ripetute nelle sue opere che si allontanano verso destra. Al centro si erge Cristo crocifisso attorno e dietro al quale vi è la popolazione del mondo ed in particolare del popolo ebraico che si oppone allo sterminio, alla distruzione ed ai fucili dei soldati. Tutti i personaggi sono vittime di una forza che li muove senza la loro volontà.

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M. Chagall, Resurrezione, 1937- 1948

In Resurrezione protagonista ancora è il Cristo in primissimo piano, ma l’atmosfera si fa meno tragica, una luce questa volta indica il cammino, i popoli cercano una soluzione alle tristi vicende, trovano la fede, chiedono salvezza, speranza e conforto.

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M. Chagall, Liberazione, 1937 – 1952

L’ultima tela del trittico vede il Cristo questa volta come una piccola figura, non più in primo piano. Gli ebrei celebrano la liberazione danzando e cantando, il cielo si è rasserenato non ha più i toni trucidi del sangue, si festeggia con frutti, vino e fiori, attorno i musicisti intonano una canzone. Tornano ad ardere le candele rituali; il popolo di Mosè , che danza sollevando le tavole della legge, è vivo. In tutte le tre tele Chagall si ritrae: in Resistenza è a terra con una smorfia di dolore; in Resurrezione è uno spirito azzurro e parallelo alla croce; in Liberazione si ritrae ben due volte nell’atto di dipingere l’evento e nel momento del matrimonio con Bella.

Da questo trittico in poi la carriera artistica di Marc Chagall sarà ancora per molto viva e intrisa di incontri e di opere d’arte, se consideriamo che dipinse fino al 1980, cinque anni prima di morire. Ma ciò che rimane e rimarrà per sempre evidente nelle sue opere è già tutto completamente evidente nell’ultima tela del trittico Liberazione.

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M. Chagall, La Famiglia, 1975 – 1976

Lui ha sempre, a mio avviso, voluto mostrare che nell’evoluzione dal dolore alla gioia e dalla morte alla vita, la potenza dell’amore risulta essere indissolubile. L’amore tra un uomo ed una donna che si fa ora tenero nell’abbraccio, ora forte nella tragedia; l’amore di una madre verso il proprio figlio; l’amore di Dio per gli uomini verso cui ripone la sua speranza. L’amore degli uomini per gli uomini che ci insegna a non permettere che certe catastrofi possano avvenire nella storia, nel presente, che è poi la chiave dell’amore per la vita che è dono. Marc Chagall ci lascia soprattutto un insegnamento di vita.

Pam xxx

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