Fernando Botero: Un artista è attratto da certi tipi di forme senza saperne il motivo

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Un occhio allenato e soprattutto basato sull’analisi attenta dei toni di colore e delle ambientazioni coloristiche sa ben riconoscere un artista da un altro. Ci sono gli occhi esperti che sanno notare dei piccoli cavicchi artistici e ci sono artisti che già da soli hanno la capacità di farsi riconoscere anche all’occhio meno esperto. L’altro giorno mi ritrovavo in una pizzeria e, mentre aspettavo la mia pizza margherita, mi sono accorta delle stampe attaccate ai muri. Erano delle stampe di Fernando Botero, che rientra perfettamente nell’ambito degli artisti che da soli e naturalmente sono riconoscibili anche ad un occhio meno esperto. Perché? Semplicemente perché ogni sua opera dalla più eclatante a quella meno interessante, dalla scultura al dipinto, è lì ed esiste indipendentemente dall’artista percorrendo una strada, a mio avviso, di riconoscibilità. I dipinti di Botero prendono le mosse dal profondo interesse per le opere di Gustave Dorè, delle illustrazioni della Divina Commedia, a cui l’artista non mancherà di ricordarne il forte ed intenso legame.

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Gustave Dorè, Illustrazioni Divina Commedia

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Gustave Dorè, Illustrazioni Divina Commedia

La sua prima esposizione la fa nel 1948, giovanissimo, ma è nel 1952  che vince, con Sulla Costa, alla IX edizione del Salone degli artisti colombiani presso la Biblioteca di Bogotà.

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Il denaro ricavato da questo premio lo investe in uno stupendo viaggio culturale che gli permetterà di vedere l’Europa e di conoscere l’arte soprattutto di Goya, di Tiziano, ed in Italia conosce le opere di Giotto, dei rinascimentali e del Mantegna. Ritornato nella sua patria colombiana, viene fortemente criticato per la sua direzione artistica opposta alle avanguardie parigine e decide di partire per il Messico. Qui si aprirà la mente all’espansione e alla dilatazione dei suoi dipinti, vista la forte influenza ricevuta dai dipinti dei murales e dagli intenti coloristici presenti in quella zona. Ritornando nel 1958 a Bogotà, diviene professore nell’Accademia di Bogotà, e vince finalmente il primo premio al XI salone con l’opera La camera degli sposi.

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F. Botero, La camera degli sposi

Dopo vari insuccessi, dovuti alla chiusura della Gres Gallery di New York e alle forti critiche mosse dai suoi conterranei, Botero decide di trasferirsi nell’ East Side, ed affitta un nuovo studio a New York. Questo fu un periodo di grande produzione artistica, cominciato con la sua prima personale in Germania e proseguita con il trasferimento a Parigi, la casa a Pietrasanta vicino alle cave di marmo e l’intenso interessamento e produzione della scultura, che sparge per varie capitali europee. Il profondo successo che avvolge le opere di Botero è stato profondamente colpito da due eventi della vita personale dell’artista, il divorzio dalla seconda moglie e la scomparsa del terzo figlio Pedro in un incidente stradale, questo evento lo porterà a realizzare spesso sculture di mani a cui manca una falange, perché nello stesso incidente lui perse una falange di un dito della mano.

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Ma se questo breve excursus della sua vita può chiarire come la sua vita fu intrisa di momenti bui e momenti di intenso successo, come per esempio l’esposizione delle sue enormi sculture negli Champs-Elysées a Parigi, il carattere del suo stile artistico si riassume in una parola espressa personalmente dall’artista “esigenza”.

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Creare, dipingere, mostrare è un’esigenza, un bisogno di dare all’uomo momenti di felicità, un rifugio di esistenza straordinaria, parallela a quella quotidiana […]. Ed il colore? Il colore non deve essere contaminato da ombre buie che possano contaminare la profondità e il tono dei colori, eppure quando si osserva un’opera di Botero, i colori rimangono circoscritti nell’ambito del tenue, del poco febbrile. E le forme? Sono poco contrastate, vista la mancanza delle ombre, e quindi risultano quasi piatte. E le figure vengono mostrate con freddezza, in sguardi persi nel vuoto, senza profondità d’animo, ci guardano ma in realtà non vedono nulla. E le tematiche? Quelle sono molteplici se prendiamo in considerazioni tutta la mole di opere dell’artista, si passa dalla ripresa di quadri antichi in chiave quasi umoristica, alla rappresentazione di soggetti sacri, per esempio della maternità e di paesaggi con scorci di cattedrali, cupole e chiese, dalla rappresentazione del tempo con riferimenti all’asse temporale scandito dai quadranti di orologi posti per ogni motivo, alla rappresentazione della violenza subita dal suo popolo.

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Ah! Quasi dimenticavo la domanda! Fino ad ora ho semplicemente sottolineato degli elementi che potrebbero essere riferibili a qualsiasi artista ma cosa contraddistingue Botero e soprattutto cosa lo rende così riconoscibile? Semplicemente il fatto di dipingere e di scolpire figure grasse, dalle facce tonde, con occhi spauriti. Semplicemente i personaggi attraverso gli occhi di Botero vengono attraversati e filtrati e prendono tutti la stessa “forma”. Questo fa di Botero uno degli artisti che è riconoscibile in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento e da qualsiasi occhio sulla faccia di questa terra.

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