Francesco Lo Iacono, l’uomo che rubò il sole al Meridione!

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Ogni volta che guardo questo sole siciliano non posso fare a meno di pensare ai dipinti del pittore palermitano Francesco Lo Iacono. La capacità di cogliere quella luce fu una vocazione nell’infrangersi dell’acqua, nel crepitio luministico sulle rocce, sugli abiti delle persone, su scene di vita quotidiana che caratterizzavano il suo tempo, quello vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento. Al centro c’è soprattutto l’amore per la sua terra, che fa ricordare l’amore dei “macchiaioli” per le terre toscane. Solo che nelle opere degli artisti del Caffè Michelangiolo, le vedute ed i paesaggi  ricalcano flora e fauna tipiche della maremma, con tratti di colore, senza quell’immediatezza dell’attimo degli impressionisti francesi, ma anche senza quei toni squillanti, incalzanti e solari delle opere di Francesco Lo Iacono.

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G.Fattori, Riposo in Maremma, 1875 (c.)
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F.Lo Iacono, Palermo e Montepellegrino, olio su tela.
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F. Lo Iacono, paesaggio, olio su tela

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F. Lo Iacono, Marina, olio su tela

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F.Lo Iacono, L’oliveto, olio su tela
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F. Lo Iacono, piante, olio su tela

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F. Lo Iacono, paesaggio, olio su tela.

Il sole siciliano è un sole che arde, che brucia tutto quello che sta intorno, è cocente come il sangue e prezioso come l’oro. Lo Iacono fu figlio d’arte e la sua prima formazione si fa risalire proprio al padre Luigi, poi in seguito passa all’atelier di Salvatore Lo Forte, artista rivoluzionario e fuori dagli schemi restio a ricalcare dai modelli ma propenso maggiormente alla bellezza del vero, non per nulla particolarmente vicino all’opera di Pietro Novelli. Quindi Lo Iacono dimostra la sua grande potenza caratteriale e la bravura manuale ma si forma in un ambiente consono alla sua indole che guarda alla natura, alle persone ed alle cose con naturalezza. Appena quattordicenne si reca a Napoli presso la Corte Partenopea e fino al 1860 lo si trova a fianco del Palizzi, anche lui un anticonformista rispetto all’arte accademica. Nel 1860 Lo Iacono decide però di lasciare la pittura per combattere a fianco di Garibaldi, partecipando a tutte le campagne. Riabbraccia la pittura due anni dopo e da qui in poi avvia una carriera artistica senza eguali. Il dipinto Una giornata di caldo in Sicilia, esposto nel 1876 alla Promotrice di Napoli ed acquistato dal Re Vittorio Emanuele II per il Museo di Capodimonte, gli permise di farsi conoscere sotto l’appellativo di “ladro del sole”.

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F. Lo iacono, Veduta di Palermo

E quando si osservano i dipinti la sensazione che si riesce a trarre è come di trovarsi lì allo stesso modo di oggi sotto un sole cocente, in mezzo all’aridità più profonda, o al fragore e al chiacchericcio delle genti, o nel silenzio più lungo a tratti interrotto dal carattere insistente del verso delle cicale. Sono gli stessi paesaggi che ci immaginiamo quando leggiamo “Fantasticheria ” o “I Malavoglia” di Verga, o quando ci ritroviamo oggi nei pressi del mare di mondello con abiti ed abitudini diverse rispetto a quelle epoche, sono vedute incorporate con la luce stridente dei raggi estivi della terra sicula.

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<<Altro lavoro che ebbe grande successo fu Una carrozza siciliana e una carrozzella, presentato nel 1892 all’Esposizione Nazionale. Altre sue opere degne di essere rammentate: Il riposo del meriggio, L’ottobre, Villa nella Conca d’Oro, uno dei migliori lavori, esposto a Parigi nel 1878; Dopo il tramonto, i pescatori di ostriche, premiato con medaglia d’oro; L’arrivo inatteso, acquistato dal Re Umberto I e conservato nella Villa Reale di Monza; Il Golfo di Palermo, che venne comperato dalla Granduchessa di Russia; Nella Galleria d’arte moderna di Roma figurano: presso il Vesuvio eVeduta di Palermo. Vento di montagna, collocato nella Galleria d’Arte Moderna di Palermo. In Agrigento nella collezione Sinatra sono conservate ottantaquattro tele del Lojacono. Di queste si rammentano: Dall’ospizio marino; Benedizione degli armenti; La quiete; Tramonto>>.

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F. Lo Iacono, Veduta del Golfo di Palermo,

“Egli seppe tradurre in modo fino allora mai raggiunto la luminosità del sole e dell’aria, e ciò specialmente nel dipinto Una giornata di caldo in Sicilia, esposto nel 1876 alla Promotrice di Napoli ed acquistato dal Re Vittorio Emanuele II per il Museo di Capodimonte. Questa opera gli valse l’appellativo di “ladro del sole”, dai soggetti di paesaggi meridionali seguiti dal vero. Altro lavoro che ebbe grande successo fu Una carrozza siciliana e una carrozzella, presentato nel 1892 all’Esposizione Nazionale”.

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F. Lo Iacono, Strada di campagna, olio su tavola, 10×15

Questa sua sensibilità d’animo e il suo carattere ci vengono esaurientemente mostrate dalle parole di Salvatore Spinelli in questo modo:” Lojacono è un pittore che sopravanza tutti i pittori palermitani – di nascita o di elezione – del suo tempo: Michelangelo Giarrizzo, Michele Catti, Rocco Lentini, Onofrio Tomaselli e lo stesso Luigi  Di Giovanni col quale ebbe comune la straordinaria vivezza coloristica. Fu il genius loci del Circolo Artistico – che aveva la sede nel Kassaro, a pian terreno. E diceva, con sorprendente sincerità, che il Circolo era una bella istituzione perché, “quando una volta la settimana c’è il trattamento (trattenimento, ricevimento) con aperitivi, paste piccanti, paste dolci e digestivi, ci mettiamo tutti a posto e risparmiamo la cena. Con pari candore annunciava, raggiante:”Quel tonto che mi presentaste l’altra sera, immaginate, gli ho venduto il ‘Monte Pellegrino’, appena sbozzato: tremila lire, nientedimeno!” (e quel tonto, c’è da scommettere, l’avrà rivenduto subito per cinque o diecimila)»; “sembrava pieno di sé, glorioso e borioso; ma, quale io lo conobbi, nei rari incontri, mi apparve uomo semplice, di vita modesta, innamoratissimo dell’arte e della sua Sicilia. Ce ne ha lasciato immagini indimenticabili per la luminosità, le trasparenze, la vaporosità del cielo, le sfumature e striature di toni del mare, il vivo senso  della stagione e dell’ora. Certe strade fangose e melmose – quelle erano allora le nostre “nazionali” – danno l’impressione che il carretto, avanzante tra le pozzanghere, ci debba impillaccherare. Su certi muri di campagna il sole quasi abbacina e scotta. Egli sapeva la virtù del sole che aveva infuso nei suoi quadri. E, alterando in modo paradossale quel fondo di verità che non mancava in ogni sua vanteria, raccontava – gli amici lo trasmisero alla posterità – che Sua Maestà Umberto I, venuto a Palermo a inaugurare l’Esposizione del ’92, nel contemplare i suoi dipinti, era esploso in questa esclamazione, non confacente alla sua maestà regale: “Caro Ciccio, i tuoi quadri cacano fuoco!”.

Mare, terra, aria vengono sovrastati dal “fuoco” cocente di questo nostro sole che è dentro i cuori, le menti e gli occhi di noi palermitani. Guardando le sue opere è per noi infatti come guardarci allo specchio!

Pam xxx

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