L’espressionismo? Esisteva già nel Rinascimento con Donatello!

Nel 1386 circa, a Firenze, nasce forse il più controverso ed insieme rivoluzionario scultore italiano rinascimentale, Donato Bardi, detto Donatello. Non si sa di preciso come egli sia entrato a fare apprendistato, visto che il padre, Niccolò di Betto di Bardo, apparteneva all’Arte dei Tiratori di lana e viveva nel popolo di S. Piero in Gattolino (pare inoltre che egli sia stato coinvolto nelle lotte delle fazioni fiorentine stando dalla parte degli Ottimati e che in seguito sia stato accusato di omicidio) e quindi di certo non assecondò i voleri del figlio. In ogni caso, tra il marzo del 1404 e il maggio del 1407 fu nella bottega del Ghiberti e nel 1407, egli fu impiegato dallo stesso come assistente e non come apprendista. Donatello fu assai eclettico nell’utilizzo dei materiali, lavorò l’oro (ebbe come maestro il patrigno del Ghiberti, Bartolo di Michele), il bronzo, il legno, la pietra. Quest’ultimo materiale risulta essere quello impiegato per la realizzazione  delle figure dei profetini (oggi non trovati o comunque non ancora identificati) per la Porta della Mandorla della Cattedrale di Firenze, nota come il primo lavoro certo che gli fu commissionato. Le due figure attualmente presenti non sono attribuibili minimamente all’artista perché risultano assolutamente fuori dallo stile e dalla verve dello scultore. Interessante, nel volumetto La vita di Brunellesco di Antonio Manetti, la parte dedicata al viaggio che Donatello fece con Brunelleschi, altro artista dell’epoca assai importante nell’ambito rinascimentale, che non può però essere annoverata come significativa nella sfera della sua futura evoluzione artistica. Nel 1408-1409, lo scultore realizza la sua prima opera il David marmoreo, destinato a uno degli sproni della tribuna settentrionale del Duomo, ma mai inserito, questo venne trasportato a Palazzo Vecchio nel 1416 e qui Donatello per renderlo ancora più eroico e patriottico, fa qualche ritocco alla gamba accentuandone l’avanzamento e rimuovendone il cartiglio; poi è la volta di S. Giovanni Evangelista del Duomo e poi ancora del Crocifisso in legno di S. Croce. Qui gli aspetti compositivi e stilistici della scultura sembrano già liberarsi dagli schemi gotici del passato per lasciare spazio ad intenti rivoluzionari che saranno però interamente visibili nelle opere successive. Ed infatti nel volto del Cristo scolpito da Donatello che troviamo tutto quel senso di umanità, di espressione, di dolore fino ad allora mai visto. Il volto, i lineamenti degli occhi e della bocca mostrano la smorfia di sofferenza, la postura del corpo e l’inclinazione del viso verso il basso sembrano cercare gli infiniti volti delle persone del popolo. Mai vista una cosa del genere!

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Donatello, Crocifisso in legno, 1406 – 1408
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Donatello, Crocifisso in legno, 1406- 1408

Ma questa rivoluzione artistica viene toccata ai massimi livelli con le due statue, una realizzata nel 1411- 1413, il S. Marco per l’Arte de’ Linaiuoli e Rigattieri, e l’altra del 1415-17 circa, il S. Giorgio per l’Arte de’ Corazzai (l’originale è ora nel Museo nazionale e a Orsanmichele ed è sostituito da una copia bronzea). Ma cosa c’è di tanto rivoluzionario? Punto primo lo stile del panneggio, non mostra più quegli schemi calligrafici della scultura gotica, ma si esprimono morbidi e palpabili, e vivi non solo nella forma ma anche negli atteggiamenti, basti pensare allo sguardo vigile ed attento del San Giorgio.

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Donatello, S. Giorgio, Orsanmichele, 1415- 1417

Ma Donatello fu anche inventore di una tecnica che non ha eguali: lo stiacciato, che gli permise attraverso  livelli sempre più fini di ottenere notevoli profondità e che anticipa nel bassorilievo marmoreo con Dio Padre e ancora di più in un altro alla base della nicchia rappresentante la Lotta del santo col drago. Anche qui però non si lascia influenzare dagli spazi, ma attraverso l’espediente dello stiacciato, non tralascia sfondi, movimenti, espressioni facciali e spazi.

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Donatello, Lotta del santo con il drago, rilievo

Nel frattempo si dà da fare con l’opera del Duomo. Crea una statua colossale di Giosuè in “mattoni e stucco”, collabora con Brunelleschi per la formazione dei modelli per gli sproni mai realizzati e infine, non per importanza, si pone accanto a Nanni Di Banco e Brunelleschi per la progettazione del primo modello della cupola del Duomo. E poi leggiamoi – il compito più importante di Donatello in questi anni fu di provvedere statue per le nicchie del campanile. Quelle del lato orientale vennero eseguite tra il 1416 e il 1421 e installate nel 1422. Delle quattro figure che rimasero nelle nicchie orientali sino al 1940 (sono ora nel Museo dell’Opera del Duomo) tre sono di Donatello: il Profeta sbarbato, il Profeta con barba in posa pensosa e l‘Abramo con Isacco. Solo quest’ultimo gruppo è datato e identificato nei documenti (1421); la commissione era stata fatta a Donatello e a Nanni di Bartolo insieme, ma la parte di Nanni deve essere stata minore e non compromette l’alta qualità dell’opera-.Dei quattro profeti già sul lato occidentale del campanile (erano stati in origine eseguiti per il lato nord, ma poi spostati nel 1464), solo due, secondo i documenti, sono opera di Donatello: loZuccone e quello con l’iscrizione “Ge[re]mia”. Entrambi recano sulle basi l’iscrizione “Opus Donatelli”.  Qui lo scultore si diverte a mescolare l’antico con il “moderno”, e lo fa con stile!

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Donatello, profeta pensieroso, 1416- 1421

Nel 1422 Donatello scolpì due busti in marmo a rilievo, un Profeta e una Sibilla, per la cuspide della porta della Mandorla: essi dovevano riempire dei piccoli vuoti ai lati del frontone di Nanni di Banco. E qui troviamo molte analogie con l’unico rilievo della Madonna con il Bambino attribuito all’artista, conosciuta come La Madonna Pazzi. La Madonna qui è una donna che guarda con amore il suo bambino, immortalata nell’attimo fuggente del sentimento, nell’espressione del momento, in cui l’ha appena preso in braccio e rivolge i suoi occhi con uno sguardo intenso ed attento.

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Donatello, Madonna Pazzi, 1422

Intorno al 1422 Donatello ricevette la sua prima commissione per l’opera in bronzo di S. Ludovico per il pilastro della Parte guelfa a Orsamichele e negli stessi anni, con l’aiuto di assistenti, Donatello eseguì il tabernacolo marmoreo che incornicia la nicchia. Qui però non mostra di allontanarsi dal fascino del classico. Appare rivolto ad una forte espressività nella tomba Brancaccio dove Donatello contribuì allo sviluppo dello stile pittorico iniziato con i rilievi del tabernacolo di S. Giorgio a Orsanmichele, con il bassorilievo a stiacciato dell’AssunzioneCon la stessa tecnica realizza La Madonna Shaw del 14251428 (Museum of Fine Arts, Boston, Mass., USA); l’Ascensione del 1428-1430 (Victoria and Albert Museum, Londra), destinata probabilmente alla cappella Brancacci in S. Maria del Carmine a Firenze; e la Sepoltura di Cristo sul tabernacolo nella sacrestia dei Beneficiati, in S. Pietro in Vaticano, eseguita durante la visita di Donatello a Roma nel 1432-33. Ma è nel Banchetto di erode che si supera con un bellissimo spaccato di vita, di prospettiva perfettamente ricalcata dalle parole di Leon Battista Alberti nel suo De Pictura. Cosa fa qui se non calare una scena raccontata come se fosse un vero spaccato quasi di vita quotidiana?

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Donatello, banchetto di erode, fonte battesimale, 1427

La produzione di Donatello fu davvero intensa, prosegue infatti con la realizzazione delle Virtù di Siena, la Fede e la Speranza; la decorazione della Cantoria del Duomo di Firenze;con la decorazione scultorea della Sacrestia Vecchia di S. Lorenzo contemporanea alla Cantoria; le porte bronzee della Sacrestia del Duomo di Firenze; con il monumento a Gattamelata a Padova e le difficoltà che trovò nel realizzare un’opera talmente diversa da quelle realizzate prima come simbolo della magnificenza!

Per l’altare maggiore del santo  sua prima cura furono le sculture in bronzo: sette statue (la Madonna in trono e i Ss. Francesco, Ludovico, Prosdocimo, Antonio,Daniele e Giustina)e vari gruppi di rilievi (quattro scene della Vita di s.Antonio,quattro Simboli degli evangelisti,dodici formelle con Angeli musicanti e un Cristo morto tra angeli).Tutte queste sculture, fatta eccezione per due formelle con Angeli e il Cristo morto (datati 1449), erano già fuse nel maggio 1448, quando furono montate su un altare provvisorio in legno per dare un’idea dell’opera nel suo complesso.- E’ alquanto difficile potere distinguere le mani degli aiutanti a questo intenso lavoro, ma è visibilissima una linea comune data da Donatello, ovvero il movimento controllato delle folle integrate perfettamente con il resto dell’ambiente, e la monumentalità di ogni singola figura che non perde in questo modo la propria identità.

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Donatello, il miracolo del figlio pentito, 1449

Tra il 1450 e il 1453 l’unica opera attestata di Donatello è il S. Giovanni Battista in legno nella chiesa dei Frari a Venezia. Ed è qui che già si trovano i prodromi dell’ultima maniera dello scultore fiorentino fatta di intensità caratteriale, di utilizzo del materiale fino a scardinarlo, e dell’espressività più nera ed insieme ascetica che ravvediamo nella Maria Maddalena e nel S. Giovannino di casa Martelli in marmo. Le proporzioni allungate (come anche nelle statue in bronzo di San Giovanni Battista a Siena e di Giuditta davanti a Palazzo Vecchio), le espressioni esagerate, nei toni delle emozioni, raggiungono la vetta massima anticipando l’espressionismo pittorico e scultoreo fino alla nostra contemporaneità. Nel succedersi degli eventi il dolore come la gioia, la paura come qualsiasi altra emozione, non varia è sempre lì rappresentata dai grandi poeti dell’immagine di tutti i tempi.

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Donatello, Maria Maddalena, scultura in legno, 1452- 1455

Donatello morì a Firenze il 13 dicembre del 1466. Fu sepolto, secondo il Vasari, in S. Lorenzo vicino a Cosimo de’ Medici. Che grande anticipatore! Eppure della sua intensa produzione sappiamo tutto ma quasi nulla della sua vita. il Vasari ci lascia la visione di una figura alquanto ingenua, alla quale non credo molto, rivolta profondamente al senso dell’amicizia tanto da vivere in povertà per aiutare gli altri. Ma era davvero così? Di sicuro fu un anticipatore e forse per esserlo ci può anche stare che aveva la testa tra le nuvole, che non si sposò mai, che diede anima e corpo alla realizzazione delle opere. Mi piace immaginarmelo per le vie di Firenze, mentre passeggia e si comporta in maniera strana, facendo divertire i suoi concittadini poco abituati a personalità bizzarre. Un bohemien del tempo così viene indicato in alcuni aneddoti piccanti dopo una decina di anni dalla sua morte! Una cosa è certa fu un anticipatore talentuoso!

Pam xxx

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Mostra Vintage alla terrazza Excelsior/ Feltrinelli Palermo

Chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”

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Con questa frase del mio autore letterario preferito, Italo Calvino, mi piace cominciare questo articolo, che riguarda l’esposizione vintage tenutosi oggi, giorno 9 Novembre 2014, a Palermo, nei locali dell’Excelsior (alla Feltrinelli) alle ore 18:00. Si ha l’accesso dalla parte laterale rispetto alla solita “entrata Feltrinelli (su via cavour)”. Due furgoncini Volkswagen dalle tonalità rosso e grigio, che colpiscono per la lucentezza della carrozzeria e per le tendine a quadretti che ne riprendono i colori, aprono una passerella di maggiolini ed auto d’epoca ora gialli, ora rossi, ora a scacchi o a striscie. Una volta entrati, tutto quello che ci si ritrova intorno è un tripudio di lucentezza, di ricordi e di nostalgia: la macchina enorme di una vecchia cinepresa munita di sedia da regista con la scritta “Fellini”, la  luce  posta al centro che proietta forme su vecchi comodini tipici delle stanze delle ragazze di qualche anno fa, montagne di fustini della Dixan, del Sole piatti o del Lip, accanto a lavatrici dal design sorpassato; un pianoforte con le luci incorporate, il jukebox, il bancone da bar, il busto con le luci sul seno, la statua rossa con accanto una lampada tonda dalla luce fortissima, un tappeto vicino ad una poltrona, gli scaffali pieni di riviste dagli anni 60 in poi,  i modelli di macchine fotografiche di tutte le epoche, i poster dei migliori del cinema italiano ed internazionale, uno spazio dedicato al gioco dei bambini con l’ippopotamo blu della lines, le bambole, Topo Gigio e le paperelle di gomma, assemblaggi di giornali che parlano di politica, di attualità, di musicisti, di modelle e di Hippies; ogni singola ampia parete sembra esplodere in un insieme di oggetti, con scrivanie, macchine da scrivere, televisioni, telefoni, riproduzioni intere di stanze dai colori fortemente minimali tendenti al bianco e nero o dai colori sgargianti ora verde acido ora giallo canarino, e poi motori, vinili, giacche, valigie e tanto altro.

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Dopo la visita della mostra è stato possibile proseguire il percorso nella terrazza superiore sorseggiando un aperitivo e ascoltando della buona musica sullo sfondo di un’insolita Palermo vista dall’alto. Tantissimi i visitatori presenti a questa mostra di tante età e tipologie diverse. Ho spesso sentito frasi come “questo io l’avevo a casa!” o “Mi… non lo ricordavo più!”, o ancora aneddoti su un  oggetto piuttosto che un altro. Ovviamente una tipologia di mostra del genere viene sentita più viva negli animi dal pubblico, perché estrapolata dalle nostre case e dalle nostre abitudini, e viene recepita fortemente perché gli oggetti che un tempo ci circondavano erano gli stessi che facevano parte della nostra vita quotidiana, che ci permettevano di comunicare o di provare piacere, di stabilire un’emozione, un contatto, un’azione. Il vintage è un pezzo della nostra realtà ancora molto vivo in noi nella memoria, non risulta difficile da comprendere, o da afferrare, è anzi una realtà che vogliamo tenere sempre viva dentro di noi. Non per nulla oggi non solo la moda riecheggia quasi ossessivamente dei principi, delle forme e delle condizioni del nostro vissuto vintage, ma il vintage è diventato esso stesso la moda della moda e la moda nella moda! Vi consiglio di andarci!

Pam xxx